UNA DONNA SPEZZATA di Simone de Beauvoir

01.02.2026

Perché lo consigliamo?

Perché è un libro che non cerca soluzioni, non propone riscatti, non accompagna per mano. Osserva il dolore da vicino senza abbassare gli occhi. Perché parla di donne, ma soprattutto parla di dipendenza affettiva, di identità costruite intorno agli altri, di vite che sembrano solide finché qualcosa — o qualcuno — non si sposta. E allora tutto crolla.Lo consigliamo perché è uscito nel 1967 ma sembra uscito ieri. 


Cosa ci è piaciuto di più?

La scelta narrativa dell'autrice: tre racconti, tre voci, tre forme diverse di frattura.

In Una donna spezzata, Monique affida a un diario il crollo di un matrimonio in cui ha investito tutto. Bastano quattro parole — «C'è una donna» — per frantumare vent'anni di dedizione.

Ne L'età della discrezione, una madre scopre che il figlio ha scelto una vita, e una donna, che cancellano tutto ciò in cui lei credeva di averlo cresciuto. Non è solo una delusione affettiva: è una perdita di senso.

In Monologo, Murielle parla da sola, in un flusso di coscienza disturbante e ossessivo. Due matrimoni falliti, una figlia suicida, e una rabbia che non trova più bersagli se non il mondo intero.

Simone de Beauvoir ci porta nella testa di queste tre donne senza distanza di sicurezza. Non c'è un narratore che spiega o corregge. E ha il coraggio di raccontare donne che non sono simpatiche, non sono eroiche, non sono modelli. Donne che negano l'evidenza, che si raccontano bugie pur di non crollare. E proprio per questo, profondamente vere.


C’è qualcosa che non abbiamo gradito?

È una lettura non facile, ma lo è per scelta. Non insegna nulla ma mostra cosa succede quando non ci si ascolta, quando si vive per riflesso, quando si delega il proprio senso a qualcun altro. Ed è così che diventa necessario.


Frase da sottolineare:

«Orgoglio imbecille. Tutte le donne si credono diverse; tutte pensano che certe cose, a loro, non possono succedere. E si sbagliano tutte. »  

«La porta si aprirà lentamente, e vedrò che cosa c'è dietro. C'è l'avvenire. » 

 

Proposta di lettura che arriva da Manuela Costantini.

Curiosità: All'uscita il libro fu molto discusso: alcuni lo giudicarono persino "antifemminista" perché mostrava donne dipendenti dagli uomini. In realtà, de Beauvoir voleva proprio mettere a nudo i danni prodotti da una società che educa le donne alla dipendenza .


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