Perché lo consigliamo?
Consigliamo L'analfabeta perché è uno di quei libri capaci di ricordarci perché leggiamo. Agota Kristof racconta la propria storia con una sincerità disarmante, senza indulgere nel sentimentalismo. Ogni pagina parla di identità, esilio, memoria e della fatica di ricominciare. È un libro piccolo nelle dimensioni, ma enorme nella capacità di far riflettere sul valore della lingua e della letteratura
Cosa ci è piaciuto di più?
Ci ha colpito la sua essenzialità. Kristof scrive con uno stile asciutto, quasi severo, e proprio per questo ogni parola sembra pesare il doppio. Non c'è mai compiacimento nel raccontare la propria vita: c'è piuttosto il desiderio di comprendere come una bambina appassionata di libri sia diventata una scrittrice in una lingua che inizialmente sentiva estranea. È una dichiarazione d'amore alla lettura, ma anche una riflessione sul prezzo che talvolta bisogna pagare per continuare a scrivere.
C’è qualcosa che non abbiamo gradito?
Più che un limite, è una caratteristica. Chi si aspetta un'autobiografia tradizionale potrebbe restare spiazzato. L'analfabeta procede per frammenti, ricordi e immagini, lasciando al lettore il compito di unire i fili. Ma è proprio questa forma essenziale a renderlo così autentico.
Frase da sottolineare:
«Leggo. È come una malattia. Leggo tutto ciò che mi capita sottomano, sotto gli occhi: giornali, libri di testo, manifesti, pezzi di carta trovati per strada, ricette di cucina, libri per bambini. Tutto ciò che è a caratteri di stampa.
Ho quattro anni. La guerra è appena cominciata.»
Proposta di lettura che arriva da Maria Rosaria Vitalone. che consiglia anche a chi cerca una lettura breve. Un libricino piccolo, ma sostanziale.
Curiosità: L'analfabeta fu pubblicato nel 2004, quando Agota Kristof era già conosciuta in tutto il mondo grazie alla Trilogia della città di K. Agota Kristof iniziò a scrivere in francese solo dopo molti anni trascorsi in Svizzera. Considerò sempre quella lingua una conquista faticosa, mai del tutto naturale, e proprio da questa tensione nacque lo stile essenziale che l'ha resa una delle grandi voci della narrativa europea contemporanea. Il titolo è volutamente provocatorio.