Perché lo consigliamo?
Perché Bellow riesce a trasformare la crisi di un uomo in una riflessione universale. In Herzog forma e contenuto coincidono: il continuo alternarsi di lettere, ricordi e pensieri restituisce il disordine della mente del protagonista. Più che raccontare una storia, il romanzo esplora cosa significhi vivere quando le certezze vengono meno e ci ricorda che comprendere la vita è molto più semplice che imparare a viverla.
Cosa ci è piaciuto di più?
Il personaggio di Moses Herzog. È un uomo pieno di contraddizioni: colto, intelligente, ironico, ma anche fragile, egocentrico e spesso incapace di vivere con leggerezza. Le lettere che scrive senza mai spedirle sono un espediente narrativo molto efficace: sembrano un dialogo con il mondo, ma in realtà sono soprattutto un dialogo con sé stesso, il tentativo di dare ordine a una vita che gli sta sfuggendo di mano. Non è né un eroe né una vittima. Oggi siamo abituati a personaggi che raccontano continuamente sé stessi per essere ascoltati o approvati. Herzog, invece, scrive lettere che nessuno leggerà mai. Non cerca il consenso degli altri, cerca di capire sé stesso.
C’è qualcosa che non abbiamo gradito?
L’inizio può sembrare piuttosto impegnativo: le numerose citazioni filosofiche, storiche e letterarie e il continuo alternarsi di riflessioni e ricordi rallentano molto il ritmo e possono rendere difficile entrare nella storia. Ma andando avanti si comprende che questa struttura frammentata non è un limite, ma rispecchia perfettamente il caos mentale del protagonista.
Frase da sottolineare:
"Se sono matto, per me va benissimo"
“Un uomo in certo qual modo è qualcosa in più delle proprie “caratteristiche”, più di tutte le emozioni, affanni, gusti e opere che si compiace di chiamare “la mia vita”. Noi abbiamo ragione di sperare che la vita sia qualcosa di più di questa nube di particelle, di questo mero conglomerato di fatti. Esamina bene ciò che è comprensibile e concluderai che soltanto l’incomprensibile ti fornisce qualche luce. […] Gli sembrava tutto chiarissimo. Che cos’era che lo rendeva chiaro? Qualcosa all’estremo limite di tutto. Era la Morte, quella cosa? Ma la morte non era l’incomprensibile che il suo cuore accettava. No, neanche per idea.”
Proposta di lettura che arriva da Manuela Costantini..
Curiosità: Herzog fu pubblicato nel 1964 e fu un successo immediato. Rimase per molte settimane nella classifica dei bestseller del New York Times e consacrò definitivamente Saul Bellow come uno dei maggiori romanzieri americani del Novecento.. Sebbene il Nobel Prize in Literature arrivò a Bellow nel 1976, molti critici considerano proprio Herzog il romanzo che consolidò la sua fama internazionale e contribuì in modo decisivo al riconoscimento dell'Accademia di Svezia.