Perché lo consigliamo?
Perché è uno di quei romanzi che sfuggono a qualsiasi definizione. Può essere letto come una storia di sopravvivenza, come una riflessione filosofica sulla solitudine o come una potente metafora dell'esistenza umana. La protagonista si ritrova improvvisamente isolata dal resto del mondo da una misteriosa barriera invisibile e, costretta a reinventare ogni gesto della propria quotidianità, scopre un nuovo modo di abitare il tempo e la natura. È un libro che invita a rallentare e a interrogarsi su ciò che davvero è essenziale..
Cosa ci è piaciuto di più?
La straordinaria capacità dell’autrice di trasformare la semplicità della vita quotidiana in materia narrativa. Accendere il fuoco, coltivare la terra, accudire gli animali, osservare il mutare delle stagioni diventano gesti carichi di significato. La protagonista non combatte soltanto contro l’isolamento, ma anche contro le proprie paure e la propria memoria. Ne nasce un racconto profondamente umano, capace di emozionare senza mai cercare effetti facili..
C’è qualcosa che non abbiamo gradito?
Chi cerca una trama ricca di colpi di scena potrebbe trovarlo lento, perché la tensione nasce soprattutto dall’interiorità della protagonista e dal suo rapporto con il paesaggio. Ma proprio questa scelta narrativa rappresenta il suo fascino più grande.
Frase da sottolineare:
«Le cose accadono, e, come milioni di persone prima di me, io cerco un significato in esse, perché la mia vanità non mi permette di ammettere che l'intero significato di un evento sta nell'evento stesso.».
Proposta di lettura che arriva da Maria Rosaria Vitalone.
Curiosità: Il romanzo fu pubblicato nel 1963 e con il tempo è diventato un classico della letteratura austriaca del Novecento. Nel 2012 da questo romanzo è stato tratto un film, vincitore di molti premi, tra i quali il premio della giuria ecumenica al Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
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