IL TRENTESIMO ANNO di Ingeborg Bachmann

28.06.2026

Perché lo consigliamo?

Consigliamo Il trentesimo anno perché è uno di quei libri che non offrono risposte, ma aprono domande. Attraverso sette racconti, Ingeborg Bachmann esplora i momenti in cui le certezze si incrinano e la vita chiede di essere guardata con occhi nuovi. I suoi personaggi attraversano crisi interiori, relazioni fragili, cambiamenti improvvisi, alla ricerca di un senso che sembra sempre sfuggire. È una lettura intensa, che non si esaurisce con l'ultima pagina ma continua a lavorare dentro il lettore.
 

Cosa ci è piaciuto di più?

La limpidezza della scrittura. Pur affrontando temi complessi come l'identità, il linguaggio, il tempo e l'incomunicabilità, Bachmann non rinuncia mai alla precisione delle immagini e alla profondità emotiva. Ogni racconto sembra parlare di una storia diversa, ma tutti condividono la stessa domanda: cosa accade quando il mondo che conosciamo smette improvvisamente di coincidere con ciò che siamo?


C’è qualcosa che non abbiamo gradito?

Non è una raccolta da leggere di fretta. Alcuni racconti richiedono di essere riletti, lasciati sedimentare, persino interrogati. Chi cerca una narrazione lineare potrebbe trovarla impegnativa. Ma è proprio questa complessità a renderla così preziosa.

 

Frase da sottolineare:

«Forse arrivare a trent'anni significa proprio questo: scoprire che improvvisamente i nomi non coincidono più con le cose.»
 

Proposta di lettura che arriva da Ester una lettrice che segue la rubrica di Quid online.
 

Curiosità: Il trentesimo anno fu pubblicato per la prima volta nel 1961 ed è la prima raccolta di racconti di Ingeborg Bachmann, dopo gli esordi che l'avevano resa celebre come poetessa. In Italia il libro è stato pubblicato inizialmente da Feltrinelli e successivamente riproposto da Adelphi nella traduzione di Magda Olivetti, contribuendo a far conoscere la Bachmann narratrice a nuove generazioni di lettori.
 

Abbiamo scelto di celebrare il centenario della nascita di Ingeborg Bachmann non parlando del suo libro più famoso, ma di quello che forse racconta meglio la nascita della sua voce narrativa.


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